Paramedico a chi? Lei non sa chi sono io!

Un caro amico e collega, qualche giorno fa, mi ha girato su WhatsApp una foto di una nota testata giornalistica italiana che parlava della trattativa per il nuovo contratto.

Pensavo lo avesse fatto per evidenziare la questione economica o la posizione dei sindacati. Invece era perché nel sottotitolo dell’articolo c’era scritto che il nuovo contratto era dei “paramedici e amministrativi”. E’ chiaro che gli piace stuzzicarmi e direi, che ci è riuscito, visto che ne scrivo!

Allora ho interrogato ChatGPT, che è meno coinvolto di me nella questione. Gli ho chiesto chi è il paramedico e mi ha risposto:

“non esiste una figura professionale chiamata paramedico come intesa nei paesi anglosassoni. Il ruolo più affine è quello del soccorritore sanitario”.

Lo sapevo già, grazie GPT.

Però non è ancora patrimonio comune, questa conoscenza. Un paramedico, in altri contesti è un professionista specializzato nel soccorso extra ospedaliero, con diversi livelli di autonomia, di norma piuttosto avanzati. In Italia, “paramedico” non è una qualifica riconosciuta né una professione sanitaria. È un termine di derivazione anglosassone, che, identifica figure con formazione e funzioni diverse rispetto a quelle degli professionisti italiani.

L’uso del termine “paramedico” per rivolgersi ai professionisti sanitari che non sono medici, in Italia, è improprio. Due sono le questioni:

  1. Il prefisso “para” si usa per varie ragioni. Per spiegare che qualcosa/qualcuno è accanto a qualcos’altro oppure per cose che proteggono (es. paracadute).
  2. Se lo usiamo per i professionisti sanitari, partiamo dall’assunto che il punto di partenza, il fulcro, sia il medico. Infatti, pure qualche riga più sopra, non sapevo come spiegarmi esattamente, per cui ho scritto: “che non sono medici”. A volte abbiamo usato: professionisti non medici, professionisti sanitari laureati, professionisti sanitari con profilo. Ma non credo che ci abbiano soddisfatto pienamente.

Tutto questo ha profonde radici culturali, che sono state studiate e descritte (Tousjin, 2006 – https://www.francoangeli.it/Area_RivistePDF/getArticolo.ashx?idArticolo=25163) e che hanno anche un nome nella sociologia delle professioni, che è “dominanza medica”.
E’ un fenomeno che ha diverse dimensioni: gerarchica, funzionale, scientifica e istituzionale. Esse si manifestano anche con le terminologie ancora utilizzate che sottendono che le professioni sanitarie siano “di supporto” al medico, invece di avere un valore in sè.

Al di là dello spiegone terminologico, c’è una difficoltà reale a distinguere le professioni sanitarie per funzione, competenza e campo di azione.

Ambito su cui si può e bisogna lavorare.

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