Vi regalo una parola: MULTITASKING

Le parole significano. Le parole vogliono dire.

A ottobre vi regalo la parola MULTITASKING.

Questo mese ho scelto una parola inglese. Perché credo sia talmente entrata nel nostro linguaggio, da non riconoscerla nemmeno più come straniera.

Multitasking in realtà è un concetto e ne comprende due di parole: multi e tasking.

  • Letteralmente: tanta assegnazione di compiti
  • Un po’ più raffinato: fare più cose contemporaneamente
  • Preso in prestito dall’informatica: multiprocessualità

Il task è un compito, che ci viene assegnato, ma perlopiù ce lo auto-assegniamo. Multiplo. Con la pretesa che sia contemporaneo.

In realtà, non svolgiamo più compiti contemporaneamente, ma un rapido passaggio da un compito all’altro (task-switching).
Quindi è un’illusione quella di fare due o più cose in parallelo, perché un attimo di scartamento fra una e l’altra c’è. Ed è molto dispendioso in termini energetici. Perché:

  • ogni volta che switchiamo, ci spostiamo su un altro piano e dobbiamo riallineare le risorse cognitive per la nuova attività. Resettarci e ripartire.
  • ci fa abituare a fare le cose con un atteggiamento distratto e frettoloso, che mina la nostra preziosa concentrazione. E anche la soddisfazione per il lavoro fatto. 
  • è stancante. Può produrre qualche risultato nel breve termine e su specifici compiti, ma non sul lungo termine e dove serve la nostra attenzione.
  • toglie presenza. Siamo qui e anche lì e quindi mai pienamente presenti. Dove serve esserci: adesso, ora.

Se lo faccio anch’io? Certo che qualche volta lo faccio! Mi illudo e disilludo, ma soprattutto, sempre più spesso mi chiedo: perché?
Cioè: Perché lo faccio? Perché lo facciamo?
Per andare più veloci? Per fare più cose? Per essere più efficienti? O per riempire ogni spazio, ogni pertugio?

Dobbiamo ricordarci che è dai pertugi che entrano l’aria fresca e la luce e possono fare la differenza. Qui e ora.

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