Le parole significano. Le parole vogliono dire.
A gennaio vi regalo la parola INTENZIONE.
L’ho scelta perché gennaio è un mese in cui si ricomincia, si varca una soglia.
Ed è un mese in cui si parla di buoni propositi e di obiettivi.
Ecco, volevo dire che l’intenzione non è un buon proposito e non è un obiettivo.
Intenzione deriva dal latino: tendere e -in: indica movimento verso qualcosa.
L’intenzione a volte è timida e silenziosa, perché urla meno di un obiettivo e non è così vaga come un buon proposito.
Ma è l’intenzione che:
- ci dà la direzione del nostro andare
- è la mappa
- racchiude in sé chiarezza e impegno
- è consapevole e responsabile.
È più profonda di un obiettivo. L’obiettivo ci si poggia sopra.
L’obiettivo dice dove vogliamo arrivare, l’intenzione come vogliamo essere mentre ci andiamo.
L’intenzione è ciò che resta quando i buoni propositi falliscono e gli obiettivi non si raggiungono. Non ce l’ho con gli obiettivi, anzi, mi sa che gli dedicherò un mese di parola, prima o poi!
I buoni propositi, invece, rispetto all’intenzione, sono più vaghi e generici. A volte nascono su una spinta motivazionale, che poi non riusciamo a mantenere. Si nutrono di speranza. L’intenzione si nutre di fiducia, perché è una scelta.
E tutto questo mi ricorda come guariscono le ferite: per prima e per seconda intenzione.
Per prima intenzione: margini sottili e accostati, chiusura lineare, processo ordinato e veloce, pochi esiti cicatriziali.
Per seconda intenzione: margini grossi e non accostabili, chiusura irregolare, processo lento e complesso, esiti cicatriziali importanti.
Quindi, se l’intenzione guida il modo in cui le ferite guariscono, può guidare anche il modo in cui facciamo le cose e in cui cambiamo, nella vita e nelle organizzazioni.
Come nelle ferite: senza un’intenzione chiara, un risultato può esserci comunque, ma per seconda intenzione.


