Non c’è nulla di più inutile che fare con grande efficienza una cosa che non andrebbe proprio fatta.
Peter Drucker
Trattiamo l’efficienza come fosse un’amica, ma lei non sempre è sincera. Promette meraviglie e a volte ci illude di risolvere tutti i nostri problemi organizzativi.
Non è sbagliata, intendiamoci. Nasce per proteggerci dagli sprechi e perché anche a livello biologico chi usa meno energia per sopravvivere ha più probabilità di farcela.
Quindi, è una strategia di sopravvivenza. E vale anche per le organizzazioni.
Spesso, ha buone intenzioni.
Ma, altrettanto spesso emergono i suoi difetti!
Provo a dirteli, così la prossima volta ci fai caso e ci stai attent(ə), quando prova a incantarti!
- Se non sai dove andare, come dice Drucker, non sarà lei a indicarti la strada, anzi a volte, te la fa pure perdere.
- Se ne usi troppa, diventi rigido. Si, l’eccesso di efficienza crea rigidità, perché non lascia molto spazio per l’uscita di strada, che di solito è sinonimo di creatività e di apprendimento.
- Se cerchi di creare un sistema “perfettamente efficiente”, elimini i margini di sicurezza. Perché non ha scorte, non ha tempi morti, non ha piano B. Funziona solo se tutto va bene.
- Se la confondi con l’efficacia, fai benissimo qualcosa che non serve!
In sintesi, l’efficienza ottimizza il mezzo e sacrifica il fine.
Allora? Che fare? Farla accompagnare dall’amica efficacia, ad esempio.
Ricorda:
- l’efficienza senza efficacia è solo spreco ben organizzato.
- l’efficienza moltiplica ciò che stai facendo. Se stai facendo la cosa sbagliata,
moltiplica il danno. - l’efficienza senza efficacia non è neutra: può fare danni.
L’ordine conta: prima efficacia, poi efficienza.


