Quando l’efficienza ti incanta (e l’efficacia ti salva)

Non c’è nulla di più inutile che fare con grande efficienza una cosa che non andrebbe proprio fatta.

Peter Drucker

Trattiamo l’efficienza come fosse un’amica, ma lei non sempre è sincera. Promette meraviglie e a volte ci illude di risolvere tutti i nostri problemi organizzativi.
Non è sbagliata, intendiamoci. Nasce per proteggerci dagli sprechi e perché anche a livello biologico chi usa meno energia per sopravvivere ha più probabilità di farcela.
Quindi, è una strategia di sopravvivenza. E vale anche per le organizzazioni.

Spesso, ha buone intenzioni.
Ma, altrettanto spesso emergono i suoi difetti!
Provo a dirteli, così la prossima volta ci fai caso e ci stai attent(ə), quando prova a incantarti!

  1. Se non sai dove andare, come dice Drucker, non sarà lei a indicarti la strada, anzi a volte, te la fa pure perdere.
  2. Se ne usi troppa, diventi rigido. Si, l’eccesso di efficienza crea rigidità, perché non lascia molto spazio per l’uscita di strada, che di solito è sinonimo di creatività e di apprendimento.
  3. Se cerchi di creare un sistema “perfettamente efficiente”, elimini i margini di sicurezza. Perché non ha scorte, non ha tempi morti, non ha piano B. Funziona solo se tutto va bene.
  4. Se la confondi con l’efficacia, fai benissimo qualcosa che non serve!

In sintesi, l’efficienza ottimizza il mezzo e sacrifica il fine.
Allora? Che fare? Farla accompagnare dall’amica efficacia, ad esempio.
Ricorda:

  • l’efficienza senza efficacia è solo spreco ben organizzato.
  • l’efficienza moltiplica ciò che stai facendo. Se stai facendo la cosa sbagliata,
    moltiplica il danno.
  • l’efficienza senza efficacia non è neutra: può fare danni.

L’ordine conta: prima efficacia, poi efficienza.

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