Vi regalo una parola: QUALCOSA

Le parole significano. Le parole vogliono dire.

Qualcosa, nel mio vocabolario personale è diventato il seguito di nonostante. Che poi era la parola di luglio.

Le ho collegate dopo aver visto il film di Valerio Mastrandrea che non spoilero, ma che invito a vedere per tre ragioni:

  • È ambientato in sanità
  • È crudo, delicato, viaggia con sensazioni appena avvertite e poi esplode nel cuore
  • Riabilita la parola qualcosa, forse ancor prima di quella del titolo (Nonostante)

Anche io l’ho riabilitata, perché per me qualcosa è sempre stato sinonimo di “poco”. Se è qualcosa, non è tutto, quindi cosa me ne faccio? Mettendomi nella condizione assoluta (e fastidiosa) del tutto o niente.

Qualcosa è un pronome indefinito. È una forma del “qualche” riferita a una cosa indeterminata.

Quindi può essere interpretata in vari modi:

  • Qualcosa come tanto: è costata “qualcosa”. Chiaramente è ironico.
  • Qualcosa come bello: è qualcosa di davvero divertente.
  • Qualcosa come brutto: è qualcosa di molto triste.
  • Qualcosa come indefinito: c’è qualcosa che mi attrae.
  • Qualcosa come domanda (facile – si fa per dire): posso fare qualcosa per te?
  • Qualcosa come domanda (difficile): perché, ti manca qualcosa?

Potrei andare avanti così per un altro paio di pagine, ma penso che il senso si sia capito.

Perché l’ho riabilitata, quindi?
Perché non è vero che se non può essere tutto ed è solo qualcosa, allora non vale niente.
E’ qualcosa, e in quel momento vale. Il suo valore sta proprio lì, nell’essere qualcosa.

Vale per le persone, per i professionisti e per le organizzazioni.

A volte dobbiamo vederla come abbastanza, nonostante tutto.

P.S.: la maglietta del “nonostante tutto”, nel frattempo, sono riuscita a smacchiarla!
Ed è già qualcosa!

Iscriviti alla Newsletter

Rimani aggiornato