Vi regalo una parola: ACCETTAZIONE

Le parole significano. Le parole vogliono dire.

A dicembre vi regalo la parola ACCETTAZIONE.

Parola difficile questo mese. Ma mi girava in testa da un po’ e non ho resistito. Ho cercato nelle radici etimologiche e ho trovato: prendere.
Ma anche altri significati, tutti interessanti che rendono questa parola ampia e molto utilizzabile. Proprio per questo, ogni suo utilizzo, implica la consapevolezza dei significati di cui è composta.
Eccone alcuni. Accettare come:

  • Ricevere
  • Ammettere
  • Acconsentire
  • Assumere (un incarico)
  • Riconoscere

Può essere intesa sia in senso concreto che astratto. Ed è quest’ultimo che piace di più, anche se il significato concreto mi viene più comodo per le questioni organizzative.
Per le questioni umane, meglio il primo. Ma le organizzazioni non sono fatte (soprattutto) da umani? Quindi … i due modi sanno dove incontrarsi.

Andiamo con ordine.
Il significato concreto è comodo per descrivere diverse situazioni (anche) delle organizzazioni sanitarie, per esempio approfondire i passaggi della la “presa in carico” o spiegare come iniziano i processi. Sono situazioni nelle quali “accettazione” vuol dire “dare il via”, impegnarsi ad agire per una persona o per un’attività. L’accettazione è il primo passo di tanti percorsi all’interno del sistema sanitario. Cioè: la porta d’ingresso!

Il significato astratto ci chiede di metterci in gioco, come persone, come umani, appunto.
Accettazione significa soprattutto “fare spazio” a quello che c’è. Riconoscere e stare con ciò che è, attraverso la calma e la presenza. Senza fuggire. Senza correre ad aggiustare, a modificare.

Ma sei sicura? E se poi mi adagio e non miglioro più? Dice la vocina insolente del miglioramento continuo …
Tranquill(ə): se fai davvero spazio e non corri alla soluzione forzata, non accadrà. Accettare non vuol dire rimanere così per sempre, ma darsi un’opportunità di esplorare senza correre. Vuol dire anche: smettere di trattenere, lasciare andare. Cioè: la porta d’uscita!
Ecco fatto: ho messo insieme in due porte, quello che pensavo dell’accettazione!

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