Non sono intonata e non so cantare fuori dalla doccia, ma il titolo l’ho scritto cantando e credo anche a molti altri che leggeranno questo articolo verrà di farlo.
La parodia della canzone del 1981 mi è servita in aula, mi è servita nelle riunioni, nelle revisioni di materiali, nelle intenzioni di riordino, nella scrittura.
Ora, potremmo avere opinioni sui rapporti amorosi a cui si riferiva la canzone, ma non voglio fermami qui, altrimenti questo titolo non fa il mio gioco. E il mio gioco serve per capire che abbiamo un rapporto conflittuale con gli obiettivi.
Li confondiamo con altro, ad esempio con la visione o con i compiti. Ma loro stanno nel mezzo, fra l’alto e il basso delle nostre intenzioni, dei nostri progetti e delle nostre organizzazioni1.
Mettono a terra la visione, ma non si accontentano di essere un’attività. Non sono una mansione, non sono una funzione.
Vogliono essere SMART.
- S come Specifico,
- M come Misurabile,
- A come Attuabile,
- R come Rilevante
- T come Temporale (non quello atmosferico, per cui se vi piace di più chiamatelo Tempificato o Temporizzato! O anche Tracciabile).
I più pretenziosi di loro vogliono essere SMARTER, dove E sta per Ecologico e R sta per registrato.
Quelli veramente esagerati si atteggiano a SMARTEST2 : E diventa Emozionante, S diventa Scritto e T diventa Tuo.
E poi vogliono essere guardati, ogni tanto. Vogliono che qualcuno si fermi e li contempli, li osservi da vicino, con attenzione, con tanto di indicatori. E mentre ci siamo, li aggiorni, se serve.
Se lo tratti male e lasci che ti aspetti per ore, non ti amerà, stanne certo!
L’unica legge che c’è è che perché servano ai professionisti e alle organizzazioni, non dobbiamo trattarli male.
Se infine non li raggiungiamo, ringraziamoli e senza risentimento formuliamone di nuovi.


