Non voglio insegnare, voglio accompagnare. Non è che voglio così, è che non posso fare altro.
Chandra Livia Candiani
Quanto mi sono piaciute queste parole! Le ho copiate in un foglio e le ho lasciate lì un po’, in attesa che maturassero, così che potessi dire cosa significano per me. Non ho mai pensato di insegnare, al massimo mi veniva in mente formare. Ma entrambe sottendono una, seppur minima, disuguaglianza di potere. Una relazione asimmetrica.
So qualcosa che tu non sai e te la dico, con l’intenzione di lasciare il segno (insegnare).
Oppure
So qualcosa che tu non sai e te la dico, con l’intenzione di dare una forma (formare).
Dette così, la prima immette contenuti e la seconda organizza e stabilizza delle abilità. Va bene che sia così, ho sempre pensato che un grande valore sia avere una conoscenza e condividerla.
Dal punto di vista della relazione che accompagna questa condivisione, c’è il rischio che l’asimmetria fra chi sa e chi non sa, diventi da naturale e necessaria a potere diffuso male.
Allora, questo “accompagnare”, della frase di Chandra Livia Candiani, aiuta a diffonderlo meglio, il potere.
Accompagnare deriva da cum panis – mangiare il pane insieme – e questo riequilibra le differenze. Fare compagnia, condividere.
Ecco il mio perché: preferisco condividere, mettermi a fianco. Riduce le asimmetrie e andando insieme, si cresce insieme.


