Difficile non commentare quanto sta accadendo fra Sindacato Medici Italiani (SMI) Trentino e Ordine delle Professioni Infermieristiche di Trento, evidenziato dal comunicato stampa dell’OPI di Trento il 7 agosto 2025.
Difficile anche commentare, però. Per varie ragioni:
▪️ sono trentina di adozione da oltre 16 anni e questo mi fa sentire più coinvolta rispetto a leggere che accada da qualche altra parte in Italia;
▪️ da infermiera è fin troppo facile prendere una posizione “di pancia”;
▪️ da iscritta all’OPI di Trento, leggo parole di ricerca di senso e di valorizzazione e sostengo la speranza che arrivino all’obiettivo di collaborazione auspicato.
Quindi proverò a commentare usando le competenze da sociologa che si impegna a leggere la questione “da fuori”.
Ci sono strutture come gli ospedali di comunità e le strutture intermedie che nascono per fornire cure basate sulla continuità del percorso delle persone assistite, che può essere assicurata solo con l’integrazione multiprofessionale.
Due parole: continuità e integrazione che sono sui palchi dei congressi da oltre vent’anni, ma faticano così tanto ad atterrare nella quotidianità. Questa ne è una prova.
Ci sono professioni sanitarie che si modificano, che crescono nelle loro competenze e questo porta con sé, sempre, la necessità di ridisegnare confini di responsabilità e riflessioni sulle attività delle cosiddette “aree grigie” cioè quelle che coinvolgono anche altre professioni.
Ci sono professioni che si sentono “erose” in alcuni spazi e reagiscono in modo conflittuale, rimettendo a posto i confini attraverso affermazioni che si riferiscono alla storia, alla gerarchia e all’autorità, come “comando”. Una sorta di versione moderna dell’”abbiamo sempre fatto così”, perché cambiare?
Cambiare perché tutto è cambiato, i bisogni delle persone sono cambiati, la società è cambiata, le professioni sono cambiate.
E non si è mai visto nella storia delle organizzazioni e delle professioni, che al crescere dell’una, un’altra cali. Non è una torta fissa (che tra l’altro è un bias cognitivo denominato “fixed-sum fallacy” dove si ritiene che la risorsa disponibile sia fissa e invariabile) e non è una negoziazione a somma zero, dove il guadagno di una parte corrisponde obbligatoriamente alla perdita dell’altra. Anzi, di solito, la crescita di una professione fa crescere anche le altre, perché è un sistema che si modifica ed evolve.
Se la risorsa disponibile che si sta contendendo è la competenza, questa può essere distribuita ed espansa. Se la risorsa che si sta contendendo è il potere, è necessario imparare a negoziare win win, dove entrambe le parti trovino soddisfazione al termine della trattativa. Sicuramente, per farlo, dovremmo iniziare dall’uso di altre parole, molto più morbide e moderne di “comando”, ad esempio: lavoro in team, integrazione, collaborazione.
Qui i riferimenti al comunicato stampa dell’OPI Trento
E un articolo di approfondimento di Quotidiano Sanità
https://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=131560


