Ho riassunto le 10 brevi lezioni per manager in sanità che trovate nel mio libro.
Ecco i concetti principali per le tre aree:
- Essere (chi è il manager in sanità)
- Stare (resistere alle tentazioni del quotidiano)
- Sviluppare (essere produttivi)
PRIMA PARTE – ESSERE – CHI E’ IL MANAGER IN SANITA’
- Quale manager in sanità?
Il manager in sanità è (quasi) sempre un ex-clinico che cerca di costruirsi una nuova identità professionale.
Si può riconoscere in 3 idealtipi di manager:
- 1.0 storico (conservatore)
- 2.0 classico (gestore di risorse)
- 3.0 contemporaneo (orientamento all’outcome del servizio e coach di un gruppo)
- Il necessario cambio di prospettiva
Il processo di cambiamento da clinico a manager include la necessità di un cambio di prospettiva:
- da verticale – di profondità (clinico) a orizzontale – di superficie (manager)
- diverso utilizzo delle conoscenze e competenze cliniche
- comprensione dell’intangibilità, della frammentarietà e della volatilità del lavoro manageriale
SECONDA PARTE – STARE – RESISTERE ALLE TENTAZIONI DEL QUOTIDIANO
- Capire la complessità e accettare l’incertezza
Capire la complessità (aldilà della moda del termine) è il primo passo per stare nella complessità:
- non si può gestire la complessità, ma si può imparare a gestire nella complessità
- è necessario imparare a “ballare con loro” (con i sistemi complessi), anche se sono imperfetti, mutevoli e incerti
- resistere alla tentazione di trattare il sistema come se fosse semplice, reclamando risposte certe e percorsi lineari
- Lavoro operativo versus delega
Il manager ex-clinico, viene dal “fare” e deve appropriarsi della delega come strumento, attività, processo e filosofia imprescindibile della leva manageriale.
La delega serve per:
- liberare il manager da alcune attività operative per avere più tempo per attività strategiche
- far crescere i collaboratori verso più alti livelli di autonomia e responsabilità
- far evolvere l’organizzazione verso più alti livelli di efficienza, efficacia e qualità
- Vicini o lontani dal lavoro clinico?
Qual è il giusto livello di vicinanza e di lontananza dai processi clinici che un manager deve tenere?
Comprenderlo è una sfida. Nessuno può insegnare a trovare l’equilibrio che consenta di trovare una posizione di “prossimità” funzionale e di “contaminazione appropriata”.
Si tratta di resistere a due tentazioni:
- essere attratti dalle attività cliniche e quindi stare troppo vicino, perdendosi in dettagli operativi e allontanandosi dalla visione d’insieme;
- essere attratti dalla figura del manager lontano dai processi e dalla realtà operativa, in grado di gestire e prendere decisioni sempre razionali.
- Serve innovazione o tradizione?
L’innovazione è intesa come cambiamento organizzativo. La tradizione è intesa come stabilità.
Ognuna delle due situazioni può essere percepita come positiva o negativa, in base all’imposizione o alla volontà dell’una o dell’altra.
Anche qui si tratta di resistere a due tentazioni:
- dover sempre cambiare. A volte, all’interno di un processo di cambiamento, serve fermarsi per stabilizzare;
- resistere al cambiamento. Cambiare troppo poco può fare accettare situazioni non più funzionali.
TERZA PARTE – SVILUPPARE – ESSERE PRODUTTIVI
- Gestire il tempo, gestire se stessi
Non si tratta solo di gestire il tempo, ma di gestire se stessi nel tempo (da time a self e life management). Passando quindi per i famigerati concetti di urgenza e di importanza. Comprendendo che l’importanza ha a che fare con i valori.
Perché un manager ha bisogno di questo? Perché è sommerso da scadenze, crisi e problemi e rischia di perdere il senso della vera priorità. Così la sequenza corretta diventa: valori, obiettivi, azioni e non l’incontrario.
Alcuni suggerimenti pratici per il time management:
- Porsi frequentemente la domanda: qual è il modo migliore per utilizzare il tempo in questo momento, nel luogo in cui mi trovo e con gli strumenti che ho a disposizione?
- Utilizzare la scrittura. Scrivere piani, obiettivi, elenchi di attività, appunti di lavoro dà concretezza, ordine e affidabilità.
- Selezionare uno o più metodi fra quelli che si trovano in letteratura e sperimentarli, adattandoli, se serve, al proprio stile.
- Usare il multitasking con parsimonia o non usarlo affatto. Meglio rimanere focalizzati su un’attività alla volta.
- Creare blocchi temporali e “chiudere il cerchio”. Dedicarsi a qualcosa per un tempo sufficientemente lungo e chiudere l’attività prima di passare ad altro.
- Reattività versus proattività
Vi sono due modelli principali di pensiero e comportamento: reattivo e proattivo.
- Reattivo – basato sull’assunto: stimolo/risposta. Ne deriva: elevata influenza dei fattori esterni, dipendenza dalle circostanze e passività.
- Proattivo – basato sull’assunto: stimolo/libertà di scelta/risposta. Ne deriva: possibilità di generare nuove situazioni e di incidere sugli avvenimenti. E’ legato all’iniziativa e alla responsabilità.
Il manager svolgerà azioni su entrambi gli assi, ma è importante che lo faccia con consapevolezza.
Il primo è utile per le questioni in cui servono risposte “automatiche”, come attività semplici e funzionali all’operatività quotidiana. Il secondo è necessario per uscire dagli automatismi e pensare con un’energia nuova.
- Obiettivi e risultati
La “direzione per obiettivi” è un modo per governare nella complessità. E’ un sistema che serve per costruire e condividere le linee strategiche ai vari livelli manageriali.
Si pone come alternativa a una logica per compiti, perché si propone di essere partecipata e coinvolgente.
Acronimi utili per definire gli obiettivi sono: SMART – SMARTER – SMARTEST:
- SMART: S: Specific (Specifico) – M: Measurable (Misurabile) – A: Achievable (Realizzabile) o Agreed (Concordato-Accettato) – R: Realistic (Realistico) o Relevant (Pertinente) – T: Time bound (Tempificato) o Timed (Temporizzato) o Trackable (Tracciabile)
- SMARTER: aggiungendo E: Evaluated (Valutato) o Ethical (Etico) o Enjoyable (Divertente, Piacevole) – R: Reviewed (Rivisto, Revisionato) o Rewarded (Ricompensato, Gratificato)
- SMARTEST: aggiungendo E: Emozionante – S: Scritto – T: Tuo
Dopo gli obiettivi ci sono le azioni per raggiungere i risultati (Azioni per Obiettivi – ApO) diverse dalle Azioni per Compiti (ApC). Le prime sono finalizzate e collegate, le seconde routinarie e scollegate.
- Quali competenze sviluppare?
Quali competenze servono per essere, stare e sviluppare?
- Analitiche e concettuali: per cercare informazioni, analizzare, sintetizzare
- Persuasività e influenza: per esercitare la leadership, comunicare e negoziare
- Lavoro in team e sviluppo degli altri: per supportare, facilitare, stare orientati al risultato
- Cambiamento e innovazione: per risolvere problemi, prendere decisioni ed essere proattivi
- Self management: per sviluppare consapevolezza, introspezione, gestire e far crescere se stessi.
Per svilupparle serve studio, riflessione, confronto fra pari ed esperienze diversificate. E serve un piano di sviluppo non solo azioni occasionali.


